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Storia

Il castello Storia1di Naro, la cui prima edificazione, secondo recenti studi, risalirebbe al 552 d.C., racconta una storia di fierezza e coraggio: Naro è “il castello dei Siccardi”, una potente fortezza, simbolicamente innalzata a estrema difesa contro l’ingordigia del comune di Cagli e poi contro quella dei conti di Urbino, i Montefeltro. Ma chi erano i Siccardi? Erano potenti feudatari, un’antica e potente famiglia guelfa, citata nelle cronache già dall’XI secolo: addestrati all’esercizio delle armi, i suoi membri custodivano diverse fortificazioni tra Cagli e Piobbico e avevano dominio su ampie terre. Ubicato su un'aspra altura che domina la vallata del fiume Candigliano, a 417 m s.l.m., il castello si erge isolato sulla roccia, in posizione strategica e a controllo di un’importante via di comunicazione, che in antico era il passaggio per la Massa Trabaria. Nei primi anni del XIII secolo le mire espansionistiche del vicino libero comune di Cagli toccarono anche Naro: il castello per la sua posizione strategica poteva diventare un’importante fortezza di controllo del territorio comunale (oltre a garantire reddite fiscali al comune). Nelle estati degli anni 1217 e 1219 Filippo, Angelo e Rainaldo Siccardi sono costretti a sottomettere il castello di Naro ed altri loro castelli al comune di Cagli. Rainaldo chiese al comune, in cambio della fedeltà dei propri castelli, la carica di Podestà (per un anno) e diversi denari, più grano, vino, legna e una degna abitazione nel centro della città. Ma il patto di convenienza tra i Siccardi e Cagli durò ben poco. Qualche anno più tardi Filippa Siccardi, feudataria del castello di Naro, riaprì, sua sponte, le ostilità contro il comune.

Filippa non potè resistere che pochi anni contro la schiacciante forza di Cagli. Già nel 1227 Cagli poteva reintegrare nel proprio distretto i castelli di Bosso, Valveduta, Castiglione, Frontone e ….…Naro.

Ma Filippa aveva resistito fino all’ultimo assedio e restituì al comune di Cagli castelli piuttosto malconci. La resistenza era stata talmente forte che il comune di Cagli, nel timore di subire altre rappresaglie, la obbligò a non risarcire le proprie fortezze danneggiate. NStoria-2el XIV secolo il castello non è più in mano ai Siccardi, ma è di proprietà della famiglia Mastini, una famiglia di guerrieri, la cui origine si fa risalire al 1162 quando l'Imperatore Federico di Svevia ebbe a conquistare Cagli.

Nel 1388 signore del castello è Nolfo Mastini, cagliese di parte ghibellina, capitano delle milizie del Conte Antonio di Montefeltro, nonché marito di Calepretissa, sorella dello stesso Conte Antonio.

Non si hanno altre notizie sul castello di Naro e le sue vicissitudini fino alla seconda metà del XVI secolo, quando ormai il castello appartiene alla famiglia Berardi, altra nobile casata cagliese, che vanta tra i suoi antenati un cardinale, il Cardinale Berardo Berardi, nominato dal Papa Nicolò IV, e in mano alla famiglia Berardi rimarrà fino ai primi anni dell’800.

Archeologia

archeo_1_orizI documenti storici ci hanno restituito un passato che è lo specchio delle azioni di personaggi importanti, di uomini d’arme, ma non ci permettono di restituire in concreto quella che era la complessa realtà del tempo, la vita di tutti i giorni dei contadini, degli artigiani, della gente comune insomma, che pure ha fatto la storia. Questo è il compito dell’archeologia: ricostruire il passato nella sua complessità e nel suo divenire storico. L’archeologia ci permette, con i suoi metodi, di leggere il passato nel grande libro della terra e come una “macchina del tempo” ci riporta a vivere, come in questo caso, nel medioevo. A seguito dei nuovi restauri nel castello, iniziati nel 2008, e grazie alla lungimiranza del nuovo proprietario, nello stesso anno è iniziato anche lo scavo archeologico. Lo scavo è stato eseguito tra il 2008 e il 2010 dall’insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche. Questo ha riguardato non la rocca, che ha subito negli anni restauri molto invasivi, che in parte ne hanno sconvolto la struttura originaria, ma l’area antistante, la corte del castello, area che si presentava invece ancora integra, e che avrebbe sicuramente permesso di ricavare nuovi dati sulla struttura planimetrica del complesso abitativo e sulle varie fasi dell’insediamento.

stradaL’indagine archeologica ha individuato circa 28 ambienti (abitazioni, botteghe, magazzini, granai, stalle, forni, fienili, cisterne), che si distribuiscono in maniera concentrica, divisi su due isolati serviti da due strade parallele attorno al nucleo centrale e sommitale del castello, ossia la residenza signorile. Tutti questi ambienti, conservati solo per pochi filari di altezza, sono di forma ed estensione diversa tra loro, ma generalmente rettangolare, composti in prevalenza da una sola stanza al piano terra, dotata di piano pavimentale in terra battuta e molto probabilmente da un’altra al piano primo, munita di strutture lignee conficcate nel piano di roccia sottostante, come lasciano pensare le varie buche di palo riscontrate all'interno degli ambienti stessi. Della presenza di queste strutture lignee è possibile trovare riscontro nello strato di cenere che è stato individuato in tutte le aree di scavo, molto probabilmente il risultato della combustione, in seguito ad un incendio, dei solai lignei posti tra piano terra e primo piano. Questi ambienti erano tutti dotati di porte di accesso, che si affacciavano direttamente sulla strada che le serviva, porte dotate di soglia in pietra e rialzata rispetto al piano stradale. La luce esterna entrava attraverso piccole finestre strombate poste sulle facciate, che si affacciavano lungo la strada che serviva l'isolato su cui gli ambienti stessi sorgevano. Tutti questi ambienti sono addossati gli uni agli altri in una sorta di schiera, realizzati in muratura composta da blocchi di pietra di piccole e grandi dimensioni e legati tra loro da calce. Scavati direttamente nella roccia e utilizzando la roccia risparmiata come pareti degli ambienti, integrandole dove necessario con murature. La loro copertura era in coppi.Tutti i materiali rinvenuti durante lo scavo sono la testimonianza della vita che svolgeva nella corte del castello e degli usi e costumi degli abitanti e sono per noi fondamentali per ricostruire la cronologia del castello. Per le caratteristiche architettoniche emerse e per i materiali rinvenuti, lo scavo ha permesso di inquadrare il primo periodo di vita del castello in quello che viene definito il “secondo incastellamento”. Il cosiddetto “secondo incastellamento” è un fenomeno che avviene tra il tardo XII e il XIV secolo, quando alcuni castelli assunsero in maniera più marcata, rispetto al periodo precedente, una funzione egemone negli equilibri del popolamento rurale e andarono più articolatamente definendo le proprie strutture urbane.

Restauro

Restauro2Ricordo il Castello di Abbadia di Naro come luogo di giochi di ragazzi, dove l'immaginazione trovava la concretezza fisica e la tangibile pericolosità del luogo, con le sue asperità, l'instabilità dei ruderi pieni di storia, i dirupi strapiombanti nel vuoto, le viste dall'alto del borgo di Naro, del Candigliano che ti faceva sentire potente e forte. Questo prima, e fino al giorno in cui dovetti, per lavoro, fare il primo sopralluogo, per verificare come ridare dignità simbolica al castello, come recuperare stabilità ai ruderi per cancellare le tracce della distruzione perpetrata nei secoli e quella più violenta di tutte degli anni settanta, che voleva cancellare le tracce, i colori e materiali di tanti secoli di storia, con un tentativo di recupero, fortunatamente mai portato a termine, contro ogni principio non solo tecnico ed architettonico ma anche funzionale ed economico.

Fortunatamente non tutto era perduto.

I ruderi, l'architettura, il luogo in generale conservava uno spirito che continuava a sopravvivere e regnare, chiaro e preciso,  come fuoco sotto la brace e poteva, forse, ancora dettare linee per il suo recupero; si percepiva uno strano respiro che, almeno questo mi era chiaro, poteva sicuramente riprendere possesso del luogo e far rivivere ancor magici incontri con il passato. Mi sentivo bene nel passeggiare tra le rovine, indeciso tra la rabbia e la gioia,  rabbia di non avere a disposizione tracce più evidenti dalle montagne di pietre smontate e dalle opere distrutte, gioia sulla possibilità di confrontarsi con un edificio che poteva ripercorrere tutta la storia dei nostri territori, a partire da molto prima dell'anno mille. E' stato Franco Stocchi, imprenditore a largo raggio e capace di evoluzioni imprenditoriali della migliore storia Marchigiana, a sentire per primo questo spirito del luogo rimanendone affascinato fino al punto di acquistarlo senza motivi economici contingenti, forse senza neanche sapere cosa poterne fare, ma solo per lo strano stimolo che l'affascinante luogo suscitava. Anche ora, lui passeggia per il castello, specie all'aperto e credo, guardandolo, che si senta bene e forte.

Aveva semplicemente intuito, consapevole o inconsapevole, che quelle rovine non erano solo pietra e calce, ma magico strumento architettonico, luogo di meditazione, dove isolarsi e dove i pensieri diventavano più potenti dei processi delle sue aziende e delle sue economie.

Restauro3Camminando e rilevando ruderi e ammassi indistinti di pietre hai subito una sensazione di potenza: la pietra durissima, lo scoglio naturale che i movimenti  geologici hanno voluto ritorcersi fino a rendere gli strati verticali o piegati come stoffe in volute inspiegabili, gli strapiombi vertiginosi poi le murature, almeno quelle originarie, con spessori anche superiori ai due metri, tutte di pietra, la stessa pietra della montagna e di quelle tutt'attorno, una danza leggera dell'architettura basata sulla pesantezza dei materiali. Pietra su pietra, è il caso di dirlo, per descrivere il castello di Naio (Naro oggi), perchè nasce da uno scoglio di calcare bianco e rosa da dove viene estratta la pietra di calcare bianco e rosa che dona l'architettura del castello, una sorta di legge di conservazione dell'energia architettonica, dallo scoglio naturale al castello artificiale. Costruzione a difesa del potere di grandi famiglie che nella storia erano dentro le lotte intestine dei Guelfi e Ghibellini, Comuni e Signorie, Stato e gabelle, Chiesa e potere militare quasi a simboleggiare tutti i passaggi di una storia tutta Italiana. Ecco perchè il Castello di Naro è un simbolo storico che dobbiamo conservare. Restauro1

Non esiste, fino ad ora, una storia scritta della sua nascita, pochi i documenti iniziali e quindi fondamentali risultano le tracce, anche piccole, che i lavori di restauro e scavo hanno, mano a mano, fatto riemergere per riformulare una precisa conoscenza del luogo.

Occorre, come avvenuto, una attenzione certosina nel lavorare in un grande spazio con minuziosa attenzione ai dettagli. Anche i muratori, le imprese, gli addetti ai lavori svolgono quindi un ruolo fondamentale: sono ricercatori sensibili di materiali, forme, segni di “vuoti” nei pieni delle murature, che costantemente hanno dovuto segnalare, con maestria e interesse, che poi cresce, prende la mano e rende un lavoro di restauro un lavoro anche di crescita culturale e appassionante ricerca personale. Una soddisfazione del lavorare con materiali dove nulla è scarto ma tutto può essere recuperato. Alla fine è andata proprio così. E nessuno si è tirato indietro. E questo è, indiscutibilmente, un risultato.

Ing. Italo Grilli

Il Castello

Il paziente ed impegnativo restauro durato 5 anni ha riportato la struttura al suo antico splendore, fondendo insieme il rigore storico con elementi di innovazione e facendo del Castello di Naro una location straordinaria per eventi e cerimonie oltre ad una dimora unica per soggiorni esclusivi.

La sala meeting, la sala ristorante e soprattutto gli ampi spazi verdi rappresentano una cornice estremamente suggestiva per qualunque evento; dal meeting aziendale alla cena esclusiva al party nuziale.

Lo staff ed i partners del Castello di Naro sono in grado di supportare il cliente su ogni aspetto organizzativo dell'evento con l'obiettivo di rendere ogni iniziativa un successo.

Il Castello è dotato inoltre di spazi dedicati al benessere; la sauna, il bagno turco, la piscina nella roccia con idromassaggio, la cromoterapia; tutti armoniosamente integrati con gli elementi architettonici e naturali di questo suggestivo luogo che donano un'esperienza di totale armonia intrinseca della struttura e del paesaggio che la circonda.

Per approfondimenti è possibile visitare le sezioni: STORIA - ARCHEOLOGIA - RESTAURO

Interni

La stanza del Tempo

Suite Sant’Andrea

La stanza del Cielo

Benessere

Weddings e Eventi

Il contesto estremamente suggestivo, la quiete e l'assoluta riservatezza del luogo uniti alla cura di ogni dettaglio fanno del Castello di Naro una location straordinaria per matrimoni, eventi, meeting e cerimonie.

La sala meeting (con una capienza di 80 persone), la sala ristorante (con una capienza di 60 persone) e soprattutto gli ampi spazi verdi rappresentano una cornice estremamente suggestiva per qualunque tipologia di party nuziale. Lo staff ed i partners del Castello di Naro sono in grado di supportare il cliente su ogni aspetto organizzativo dell'evento con l'obiettivo di rendere indimenticabile il ogni matrimonio per gli sposi e per i loro invitati.

Ristorante

Sala Meeting

Esterni

Cappella "S.Caterina d'Alessandria"

Meeting

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Contatti

Castello di Naro
Via Case Sparse di Naro, 36
Abbadia di Naro - Cagli (PU)
MARCHE
T/F +39 331 6086401

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