La Fiera Feudataria

Era una Donna, una donna del 1200 d. c. Filippa Siccardi, la fiera feudataria del castello di Naro che dichiarò guerra all’ormai potente comune di Cagli al quale, il padre Filippo Siccardi, soltanto pochi anni prima, aveva giurato fedeltà, sottomettendo il proprio castello.

Si è soliti immaginare la donna nel medioevo, in tre modi: affacciata alla finestra della propria torre, con trecce al vento, sguardo perso e sospirante in attesa del ritorno del proprio cavaliere. Oppure arsa come strega e infine, segregata in un’umile dimora a filare tutto il giorno senza poter metter piede fuori di casa. Nessuna di queste tre icone dell’immaginario collettivo è fondamentalmente reale e nessuna è applicabile al caso di Filippa Siccardi, una donna che stava sì affacciata alla finestra della torre del castello di Naro, ma non ad aspettare il ritorno dell’amato dalle crociate, bensì attendendo l’arrivo degli scherani del comune di Cagli; pronta a scatenare con indicibile ferocia le difese del suo amato castello.

Filippa Siccardi fu, senza dubbio una donna coraggiosa, ma non una mosca bianca nel panorama femminile medievale, fu semplicemente una donna medievale. Non certo rappresentante del cosiddetto “sesso debole”, ma persona chiamata a compiere il proprio dovere, che nel 1200 era quello di non prostrarsi ai piedi della potenza cagliese, ma di difendere la propria famiglia.

Ci appare così il castello di Naro, nei primi decenni del XIII secolo, con qualche torre in più rispetto ad oggi, magari assediato dalle milizie del comune di Cagli, che rivendicano il possesso della costruzione. Le porte chiuse, le saracinesche abbassate, le guardie dietro gli spalti pronte a scoccare frecce o lanciare pietre e, vibranti nell’aria, le grida di madonna Filippa strenuamente intenzionata a non cedere, neanche se costretta, ad un violentissimo e distruttivo assedio.

Ovviamente Filippa non poté resistere che per pochi anni contro la schiacciante forza di Cagli e fu soverchiata. Già dal 1227 Cagli poteva reintegrare nel proprio distretto i castelli di Bosso, Valveduta, Castiglione, Frontone e… Naro. Venne soverchiata sì, ma con estremo onore. Narrano le cronache che molti di questi castelli furono restituiti piuttosto malconci, come se avessero dovuto patire estremi e violenti assedi. La Siccardi resistette sino all’ultimo, a costo di rovinare i propri “gioielli”. Venne per questo obbligata, dal comune di Cagli, a non “risarcire” le proprie fortezze danneggiate e a non edificarne di nuove. Il timore da parte del comune di subire altre rappresaglie era chiaramente rivelato!

Liberamente tratto da D. Sacco, I borghi di Rosa e di Bianco, “La provincia dei centoborghi”, Vol.1

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